lunedì 30 novembre 2009

"Small Art" , piccola nelle dimensioni grande nei contenuti

A Terlizzi la Seconda Rassegna Nazionale del piccolo formato nell'arte contemporanea


Sabato 12 dicembre -alle ore 19- presso lo spazio espostivo dell'associazione "ADSUM ARTE CONTEMPORANEA" sarà presentata la mostra d'arte contemporanea "SMALL ART", curata da Luigi Dello Russo ed organizzata da Annamaria De Scisciolo, Raffaele Porfilio e Nicolò Ceci con il coordinamento di Maria Bonaduce e Giovanni Morgese.

Gli artisti partecipanti all'edizione di quest'anno della Rassegna sono: LUCREZIA ABADESSA, NATALE ADDAMIANO, COSIMO ALLEGRETTA, ANGIOLO BARRACCHIA, MARIA BONADUCE, ANNA BORGHI, HUGO BUSTAMANTE, LOREDANA CACUCCIOLO, MARIO COLONNA, LUCA COLTELLI, ENRICO DE LEO, VITO DE LEO, PAOLO DE NICOLO, PIETRO DE SCISCIOLO, DOMENICO DE VANNA, SARA DI COSTANZO, SABINO GESMUNDO, ROBERTO LOCONTE, MATTEO MASIELLO, NICOLA MASTANDREA, GIOVANNI MORGESE, MARIA PANSINI, NICOLA PAPPALETTERA, PIETRO PASTORE, STEFANO PELLE, PINA PISANI, GIUSEPPE RICCARDI, ANASTASIA SQUEO, INES TARASCIO, FRANCESCO TULLO e ALESSIA ZOLFO.

Un'opera pittorica di HUGO BUSTAMANTE "Se infinite sono le forme della creatività artistica, infinite sono le tecniche espressive ed infiniti sono i possibili formati di supporto espressivo.
In occasione delle festività natalizie la galleria Adsum ha realizzato la II^ Rassegna d’arte del piccolo formato e per questo chiamata “SMALL”: un’arte piccola nelle dimensioni, ma ugualmente innovativa e creativa come quella delle dimensioni più ampie.
Numerose le opere e i partecipanti. Questi hanno il nome di artisti affermati a livello nazionale, ormai storicizzati, o di giovani che si affacciano ora sulla scena iniziale ma variopinta de III millennio. Quelle obbediscono inconsapevolmente alle culture del nostro tempo… Sì dico alle culture!
Sepolto ormai da tempo il concetto fondamentale dell’estetica idealistica di un unico bello assoluto, si impongono e dominano pluralismo e relativismo. Relatività delle culture e pluralità delle denominazioni emotivo-immaginarie.
C’è di tutto e per tutti… perché non c’è limite alla soggettività del creativo e del fruitore di quella creatività." - Luigi Dello Russo, curatore della Rassegna.




DAL 12 DICEMBRE AL 6 GENNAIO 2010
INAUGURAZIONE: SABATO 12 DICEMBRE 2009 ore 19,00

Infoline 347.6502478 – 347.5057209
“ADSUM artecontemporanea”
Via Marconi 5 (Palazzo della Meridiana) – TERLIZZI (BA)
www.retearte.it - adsum.arte@libero.it

domenica 29 novembre 2009

"STRIKE 2009" : BARTOLOMEO MIGLIORE

Mostra personale d'arte contemporanea dell'artista Bartolomeo Migliore.

Questa sera a Terlizzi, presso la "Galleria Omphalos", verrà presentata la mostra personale di Bartolomeo Migliore , "STRIKE", con una serie di nuovi lavori di varie dimensioni.
L'artista dipinge le parole e riesce a farle echeggiare, come fossero inseguite persistentemente, trasformandole in grida di battaglia, marchi di fabbrica, pittogrammi che racchiudono uno sguardo sul mondo e si imprimono sulla tela come fanno i tatuaggi sulla pelle, con tutto il loro carico simbolico e rituale.
Il meccanismo concettuale si estende in profondità, contraendo ed espandendo il numero delle dimensioni: la bidimensionalità della pittura e la tridimensionalità dei legni; la bidimensionalità delle tinte piatte ed uniformi e la tridimensionalità testimoniata dalle ombre che proiettano. E ancora: le due dimensioni del significato letterale, e la terza (o quarta) dimensione dei significati possibili.
Le contaminazioni con l’universo underground, la scena musicale indipendente, le sottoculture giovanili, rimangono elementi imprescindibili della modalità espressiva di Bartolomeo, come testimonia tutta la sua ricerca. Le sue tele esprimono tutta l’energia cruda di un giro di accordi in bassa fedeltà, minimale e primigenio, volutamente scomposto ma mai casuale .



Vernissage: 29 novembre 2009 alle ore 18
Finissage: 31 dicembre 2009

Galleria Omphalos
via Pietro Toselli, 21
70038 Terlizzi (Bari)
galleriaomphalos@alice.it
tel +39 080 3512203 cell +39 3397313644

Le "PERCEZIONI" di GIORGIO VILLA

Mostra personale dell'artista Giorgio Villa alla Galleria d'Arte Contemporanea "L'immagine" di Cesena.
Una esposizione che intende celebrare i settantasei anni di questo artista che ha vissuto la maggior parte della sua vita a Cesena e nella quale ha vissuto giorno per giorno la propria evoluzione artistica all'interno del suo studio, ma guardando e vivendo da protagonista il mondo dell'arte fuori dei nostri confini in un'evoluzione europea e internazionale.



Giorgio Villa e' nato ad Ancona nel 1933 ma fin dall'infanzia vive a Cesena. Dopo aver frequentato il Liceo artistico di Bologna e l'Istituto d'Arte di Firenze, si e' dedicato all'insegnamento. Nei diversi Istituti Superiori che lo hanno visto docente di Disegno e Storia dell'Arte, ha divulgato e insegnato, con nuove metodologie didattiche, l'educazione alla visione sui temi dell'espressionismo. All'Isia di Faenza oltre che titolare della cattedra di Grafica e Sistemi Pubblicitari e' stato anche membro del comitato scientifico e didattico per nomina ministeriale.

Fondamentale l'incontro con Bruno Munari, con cui ha condiviso aspirazioni e finalità, insieme al quale ha curato progetti di design e architettura.
Ha fatto parte sia dell'Associazione per il Disegno Industriale di Milano, sia della presidenza del Centro Design di Ancona. Fin dal 1955, quando ha inizio la sua avventura artistica, e superata la prima fase figurativa, si dedica alla pittura informale, Optical-Art e Arte Concreta. Costruisce le prime opere inoggettive negli anni Sessanta, con studi sulle possibilità espressive e cromatiche della materia, che si realizzano in strutture concrete, evidenziando in particolare, il rapporto spazio-volume su superfici interessate da interventi modulari.
Nel 1969 e' Bruno Munari a voler conoscere Giorgio Villa, e ad introdurre l'amico nel Gruppo Sincron di Brescia.



Le prime esposizioni sono del 1969, con personali e collettive in Italia ed Europa, fra le quali si ricordano la galleria Fumagalli di Bergamo, la Sincron di Brescia, il Salon Grands et Jeunes d'Aujourd'hui di Parigi, il Palazzo Reale di Genova, la Basilica Palladiana di Vicenza, la galleria d'Arte Contemporanea dell'Università di Zagabria, a Termoli nella Galleria Civica d'Arte e il Museo -Umbro Apollonio- di S. Martino di Lupari, solo per citarne alcuni.

Spazi pubblici, privati, Musei italiani ed europei accolgono le sue opere, in città come Barcellona, Caracas Maracay, Parigi, Novisad e collezioni come quella di Pietro Barilla a Parma o di Dino Gavina a Bologna. Interventi televisivi e conferenze l'hanno visto come relatore sul -Costruttivismo e l'Optical Art-. Spinto da un'intensa curiosità intellettuale che ha caratterizzato ogni momento della sua esperienza non solo creativa, ma anche umana e professionale, Giorgio Villa ha messo a punto propri principi, di pensiero e di azione, su rigorose basi di approccio scientifico-matematico, nutrite di una profonda ispirazione poetica e di un radicato senso della bellezza.

La ricerca di una via da percorrere, svincolata da schemi o legami culturali caratterizza il suo fare arte; Villa vive l'intuizione artistica in risposta dei propri impulsi e del proprio autentico piacere, muovendosi, infatti, nella sfera dell'immaginazione, dei sentimenti e della poesia delle immagini. Ogni opera e' frutto di un'ispirazione meditata, momento per momento, concedendo spazio alla riflessione, al gesto ponderato, analizzando i rapporti fra spazio e materia, fra colori e forma, per individuare la sintesi perfetta, che rende unica e irripetibile un'opera d'arte.

La Mostra:
Opere selezionate che percorrono alcuni dei momenti artistici importanti di Giorgio Villa, degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, che si rifanno proprio al Costruttivismo e all'Optical, con effetti percettivi creati da tessuti, ad elementi modulari geometrici, a sculture in vetro, legno e acciaio, a volte create con l'ausilio del laser.

Opere, la cui ricerca e' finalizzata al processo di costruzione delle forme e dello spazio, (ricerca condotta dall'artista fin quasi dai suoi esordi) tendendo a far risaltare le potenzialità segniche, strutturali e volumetriche, ottenendo cromostrutture e tensostrutture secondo intuizioni rispondenti alla qualità della percezione visiva delle forme dei colori e dello spazio.

Una esposizione che vuole celebrare i settantasei (76) anni di questo artista che ha vissuto la maggior parte della sua vita a Cesena e nella quale ha vissuto giorno per giorno la propria evoluzione artistica all'interno del suo studio, ma guardando e vivendo da protagonista il mondo dell'arte fuori dei nostri confini in un'evoluzione europea e internazionale.

Protagonista di una ricerca costante sulla materia, esplorandone le potenzialità espressive, e sul rapporto fra spazio - volume e senso estetico, si muove nella sfera dell'immaginazione, dei sentimenti e della poesia delle immagini, vivendo l'arte come gioco di intuizione.

Una razionalità sofisticata, una ludica giocosità unita a rigore formale, sono i tratti che meglio caratterizzano i lavori di Giorgio Villa.
-Credo che nella curiosità risieda l'origine della innovazione- tratto da Giorgio Villa. 1994

Inaugurazione 29 novembre ore 18 con l'artista

L'immagine Galleria d'Arte Contemporanea
Piazza Aguselli 42, Cesena
Orario: merc-dom 10 - 13 e 16 - 19.30
Ingresso libero


Fonte: http://www.undo.net/cgi-bin/undo/pressrelease/fpressrelease.pl?id=1259080701&day=

giovedì 26 novembre 2009

"IL COLORE NELL'ARTE" alla CUBER-ART

Collettiva d'arte contemporanea a Gioia del Colle in provincia di Bari
Esporranno: Leonardo BASILE, Cesare CASSONE, Umberto COLAPINTO, Amedeo DEL GIUDICE, Matteo FIORENTINO, Massimo NARDI, Esilde RENDINA, Francesco SILVESTRI

"IL COLORE NELL'ARTE", è questo il titolo della rassegna di pittura che mercoledì, 2 dicembre pv, sarà inaugurata presso lo spazio espositivo del Centro Culturale "Cuber-Art" in via Giuseppe Di Vittorio 36 a Gioia del Colle. La presentazione della mostra avverrà alle ore 18 e sarà tenuta dal critico d'arte Antonella Colaninno; presenzierà il dott. Pietro Longo, Sindaco della Città.

locandina della mostra

"Con questa rassegna - è il critico Antonella Colaninno a parlare- s'intende evidenziare l'importanza del valore cromatico e della scomposizione del colore come espressione di una comunicazione sensoriale. Il colore diventa lo strumento per una originale figurazione che fa del movimento il nuovo valore estetico. Il colore usato a piccoli tocchi genera l'illusione di un'immagine dinamica mentre l'intimismo di toni soffusi rinvia a nostalgiche evocazioni (Rendina); leggere velature di tonalità calde creano una sequenza di campiture irregolari, esprimendo emozioni sussurrate (Fiorentino); corpi pregni di un dinamismo cromatico dove la luce trasforma il dato formale e crea un ritmo veloce di libere fusioni tonali (Silvestri); morbidi volumi che la luce scompone come facce di un cristallo (Cuber); geometrie poetiche di tessere mosaicali di azzurri sfumati (Basile); universi astrali e atmosfere sognanti densi di messaggi simbolici (Nardi); paesaggi luminosi di astrazioni formali sospesi in equilibrio tra luce e oscurità (Cassone); simbologie di un segno grafico che si sovrappone a zone d'ombra e a contorni luminosi (Del Giudice)."


Vernissage: Mercoledì 2 dicembre 2009 - ore 18.00
Cuber-Art Gallery Centro Culturale, Via Giuseppe Di Vittorio 36 Gioia del Colle (BA)
Finissage : 15 dicembre

domenica 22 novembre 2009

AL PRIMO PIANO LIVINGALLERY : ANIMA MUNDI

Fra poche ore , a Lecce, nello spazio espositivo del "PRIMO PIANO LIVINGALLERY", in viale Guglielmo Marconi, sarà inaugurata la mostra internazionale d'arte contemporanea "ANIMA MUNDI". Alla rassegna - curata da Dores Sacquegna e che potrà essere visitata fino al 10 dicembre - partecipano con le loro opere gli artisti : Corrie Ancone’ (Australia), Janine Biunno(Usa), Juanca(Francia), Simone Chiorri (Perugia), Paolo Consorti (San Benedetto Del Tronto), Alvaro Escriche(Spagna), Alexandra De Pinho Ferreira (Portogallo), Roberta Fanti (Torino), David Harker (Uk), Dario Manco (Lecce), Jasnica Klara Matic (Croazia),khrister Paleologos (Svezia), Madeleine Strindberg (Uk), Annalisa Silingardi (Modena), Urh Sobocan (Slovenia), Irma Michaela Szalkay (Austria), Ricardo Villagran (Messico), Monte Wright (Canada), Joo Yeon Judy Yang (Usa).



La definizione Anima Mundi, sta a significare l’Anima del mondo, la natura nella sua totalità e il principio unificante, da cui prendono forma i singoli organismi. Platone fu tra i primi a parlare di “anima del mondo”, ereditando questo concetto da tradizioni orientali, orfiche e pitagoriche. Per il filosofo, il mondo è una specie di grande animale, la cui vitalità è supportata dall’anima. Nei secoli passati, il concetto ha trovato un corrispettivo nel logos, cioè nell’anima contaminata dalla materia, legato a concetti magici, alchemici ed ermetici, nell’astrologia e nell’oroscopo e soprattutto nella concordanza, tra eventi celesti ed eventi terreni, in quanto espressioni di un medesimo principio vitale. Da Schelling a Schopenhauer, da Bergson a Carl Jung, il concetto di anima del mondo si è ampliato, seguendo il parametro dell’Âtman o dell’Ego, cioè il principio del Sé individuale e interiore, così come, ancora oggi, avviene nelle religioni orientali e simboleggia l’unione del dualismo cosmico dello yin e dello yang, secondo una visione armonica ed organica dell’universo.
Una testimonianza importante è la Divina Commedia di Dante Alighieri, un poema tra i più interessanti della letteratura medioevale. Diviso in tre parti chiamate “cantiche” (Inferno, Purgatorio e Paradiso), narra il viaggio del poeta, attraverso i tre regni ultraterreni, con l’obbiettivo finale di arrivare al cospetto di Dio.
La struttura testuale della Commedia coincide con la rappresentazione cosmologica dell’immaginario medioevale. Il viaggio all’Inferno e sul monte del Purgatorio, rappresentano, infatti, l’attraversamento dell’intero pianeta, concepito come una sfera, dalle sue profondità, alle regioni più elevate, mentre il Paradiso è una rappresentazione simbolica e visuale del cosmo di tolemaica memoria. Dante aggiunge una sua visione personale, universale, sotto l’aspetto di redenzione dell’umanità, ma anche redenzione del poeta, dopo un periodo di traviamento (selva oscura), redenzione politica e redenzione religiosa. Parafrasando la Divina Commedia, alcuni artisti in mostra hanno concepito le proprie opere, seguendo alcuni passi del poema.
La francese Juanca, ha realizzato due opere pittoriche, mettendo a confronto l’Inferno e il Paradiso, distinguendole non solo nella campitura di colore (rossa la prima, blu la seconda), ma anche nella grafica. L’inferno è una roccia, dalle cui crepe, si sprofonda in un posto buio e caldo, mentre il Paradiso è stato identificato come un’isola circondata da un oceano, il colore blu, tra le sue qualità, viene associato anche alla serenità, alla pace, mentre il rosso, alla passione, al dolore, etc.

Il sanbenedettese Paolo Consorti si ispira alla divina commedia nella sua produzione nel trattare la natura umana e il peccato, in un connubio visivo straordinario dove l’arte classica si unisce all’arte contemporanea. Nella video performance, “Inside the secret things”, l’artista è regista e sceneggiatore, ricrea un set cinematografico, rappresentando il terzo canto dell’inferno dantesco con uno sguardo sofferto sull’umanità di oggi. Dall’inferno al Paradiso, dai peccati alle espiazioni, si alternano una serie di opere, che ci accompagnano in questo viaggio straordinario, nell’anima mundi.
Alexandra De Pinho Ferreira, portoghese, ha scelto il passo dove Dante incontra Beatrice che lo condurrà nel Paradiso. Ella ha rappresentato il percorso o labirinto con una ragnatela (tipo gioco dell’oca), al cui centro, una lampada da minatori spenta, dove riecheggiano le parole di Beatrice e successivamente una lampada accesa che rappresenta il percorso giusto, dove il poeta è vicino a Dio Di grande impatto visivo, l’installazione “De Profundis” della torinese Roberta Fanti, che presenta tre elementi che ripercorrono tutta la sua produzione e il suo concept di lavoro: un corpo nudo e incatenato, che rappresenta la sofferenza, come espiazione dei peccati, la rosa rossa, come simbolo del peccato, ma anche dell’amore, una scatola luminosa (light box), con la scritta in latino, che rappresenta la regola, il passaggio, la tomba o la vita oltre la morte. Elementi che giocano su chiavi di lettura differenti e che muovono concetti di dualità, tra passione e piacere, tra sacro e profano, tra antico e moderno, tra la stessa dualità e l’unità. Sui sette peccati, si muove il pugliese Dario Manco, presente in mostra con le prime tre fotografie che alludono all’Ira, alla Gola, alla Superbia. Un lavoro grafico, che ricorda la produzione pittorica del bianco e nero nella serie “oltre il muro” e “identità”. L’artista affonda in un bianco spiazzante, i nostri peccati più infimi, più cattivi, ponendo l’accento in pochi punti di colore rosso, mentre le figure, come antiche fotografie, si alternano dal bianco al nero. Il bianco funge da non colore, da passaggio, da redenzione, dà la possibilità di osservare e di comprendere. La Commedia narra di angeli guida e di custodi del regno degli inferi; la figura dell’angelo attraversa numerose religioni e dottrine.
Jasnica Klara Matic, rappresenta con una pittura lirica e luminosa, i custodi del bene e del male. Quello di Dante è un viaggio nella sua coscienza, un dialogo muto, tra il mondo terreno e quello ultraterreno. “Visibile parlare”, è il titolo del video della modenese Annalisa Silingardi, che in maniera ludica, propone un dialogo per immagini. Sempre sulla dualità, tra bene e male, le opere informali dell’austriaca Irma Michaela Szalkay, che pone l’accento su più livelli di percezione, unendo con armonia mito e filosofia. Infine, l’Amore vince su tutto, nelle pitture digitali del messicano Ricardo Villagran, che anch’egli, come Consorti, ama unire il concetto e l’aspetto classico con quello contemporaneo, in tableau dai grandi effetti visivi.
Secondo il filologo tedesco Erich Auerbach, la Commedia è profondamente innovativa, perché tende ad una rappresentazione ampia e drammatica della realtà. L’inferno di oggi non è certamente il girone dei dannati, che bruciano nelle fiamme eterne, ma senz’altro lo si può associare alle calamità, alle guerre, all’eterna lotta tra religioni e stati, all’ambiente contaminato, alle violenze, etc.
Anima Mundi è, appunto, l’anima del mondo, una cassa di risonanza di tutte le nostre emozioni, del modo in cui ci rapportiamo alla natura o alle scelte di vita. Certamente, riscoprendo l’antico rapporto zen con la natura e la mitologia, presente nelle opere fotografiche dell’olandese Corrie Anconé, (emigrata in Australia nel 1953), forse possiamo comprendere meglio la nostra natura di esseri umani che abitano questo mondo e che sono solo di passaggio e lasciano ai posteri un nuovo modo di rapportarsi ai luoghi, come suggerisce l’americana Janine Biunno nelle sue litografie della serie “commerce”, o riflettendo sulla nostra identità ”geneticamente modificata”, nella visione del perugino Simone Chiorri o ancora, riflettere sui concetti di cultura e immigrazione, come ci suggerisce lo spagnolo Alvaro Escrische con i suoi origami, per non cadere nella desolazione, nel limbo dell’incertezza, nel percorso senza meta dei disegni di “Sky and Earth”, dell’inglese David Harker.
“Subway” è il titolo dell’installazione della svedese Krister Paleologos, il cui nome “paleo logos”, ci spinge nei luoghi più profondi, oggi le metropolitane, dove l’artista scrive e disegna il passaggio della gente, delle soste, delle attese, della velocità e del caos.
In maniera pop, l’inglese Madeleine Strindberg, racconta, per immagini, i conflitti bellici dei paesi orientali e richiama bambini-ratti che cavalcano muli su distese desolate, circondati da carri armati, bombe anti-uomo e radiazioni.
Oggi, molti artisti guardano al sociale, perché le differenze sociali e culturali sono ancora più evidenti che nel passato.
Per lo sloveno Urh Sobocan, il mondo, dovrebbe costantemente guardare al passato, perché l’innovazione esiste se non c’è abuso delle cose che la tradizione ci ha insegnato.
Egli realizza, infatti, l’opera “survive” con l’antico mestiere del cucito, che non lascia spazio alla riproduzione fotomeccanica, ma che crea un’interrelazione, tra manualità ed arte, tra artista e spazio circostante.
Con “Behind the mask”, il canadese Monte Wright realizza una serie di fotografie digitali, ricollegandosi al mito della maschera, utilizzata in tempi remoti, come mezzo di comunicazione tra gli uomini e gli dèi mentre in tempi moderni nelle rappresentazioni teatrali o nelle feste popolari, come il Carnevale.
Ed infine, sul rapporto tra natura e architettura organica, le opere di pittura e grafica d’arte della coreana Joo Yeon Judy Yang - recentemente trasferita a New York - nel suo lavoro, si riconoscono le differenze, tra cultura d’origine e cultura acquisita.

venerdì 20 novembre 2009

ARTE IN STAZIONE

A Bari Santo Spirito

murales nel sottopassaggio

Nuovo look per il sottopassaggio della stazione ferroviaria di Bari-Santo Spirito : Fondali marini dai suggestivi contrasti cromatici hanno trasformato l'attraversamento sotterraneo da semplice luogo di transito, spesso -ricordiamolo- oggetto di atti vandalici, in spazio di comunicazione adatto ad un nuovo ed accattivante linguaggio metropolitano. L'iniziativa è il risultato di un accordo tra il Gruppo Ferrovie dello Stato e l'Istituto d’Arte «Pino Pascali» di Bari.
Gli studenti hanno realizzato decorazioni pittoriche murali con colori acrilici su pannelli di cartongesso e un pannello decorativo in maiolica con soggetti ispirati al mare.

domenica 15 novembre 2009

"LA MEMORIA PRESTATA" di MICHELE DAMIANI


Presentazione del libro di versi e disegni del pittore pugliese Michele Damiani all'Università di Bari.


Martedì 17 novembre, nell'Aula Magna del Rettorato presso il Palazzo Ateneo di Bari, il pittore Michele Damiani presenterà il suo volume di versi e schizzi “La memoria prestata” , edito dalla Progedit. Introdurrà la "conversazione", Corrado Petrocelli, Magnifico Rettore dell'Università di Bari, alla presenza di Ettore Catalano, docente di letteratura italiana; Antonio Castorani, presidente della Fondazione Caripuglia; Rosa Capozzi, presidente del Centro Teseo; Gino Dato, giornalista nonchè editore.

Raffaele Nigro, che conosce e stima il pittore pugliese da diversi lustri, ("Il segno più compiuto e riconoscibile che ci ha dato la Puglia dell’ultimo Novecento è quello di Michele Damiani. Ora il pittore può dipingere tutto e disegnare tutto ciò che gli passa per la testa. Il mondo che esprime è un suo mondo raccontato con una mano che a prima vista riconosci come personalissimo. E questo mi pare il segno di più grande maturità di un artista") ha curato la prefazione di questo libro di versi. "E che c’è dentro questi versi ora montaliani ora seguaci della musicalità alla Crovi ora vicini alla colloquialità lirica di Gatto, alla sentenziosità di Sinisgalli e alla poesia antiermetica alla Accrocca? Ci sono le preoccupazioni e l’orgoglio per i figli, Gianluigi e Raffaella, e la sintesi della sua vita “disegnare/un battello/sempre quello/piccolo come una noce/forte come una croce”. Il battello ha dentro due viaggiatori, sono il pittore e la moglie, Marcella, raffigurati in un disegno a fronte e ossessivamente onnipresenti nella pittura di Damiani. Una pittura delle piccole cose, come la sua poesia, dal gusto tardocrepuscolare, che parla del mare di primavera, delle lunghe sere davanti al televisore, del catrame marino, dei gabbiani albanesi, degli amici, dello scirocco sull’Adriatico, della passione per la lirica, delle sirenette e dei diavoli e dei monachicchi e delle bussole e dei sestanti e degli olivi e dell’incapacità di capire i giovani e i figli e i sogni degli artisti. Una poesia malinconica nonostante le certezze offerte dalla compagna, malinconia della memoria, per l’infanzia sparita, per gli affetti spariti, malinconia del sentirsi “filo d’erba/tra uno sputo/al sapore di caramella… e /una giuntura/un gradino” nella città piccoloborghese, abitata da commedianti, da mercanti, malinconia per la mano dell’artista infilata nella “tasca bucata” del tempo e dell’economia. La vita è un sabato che passa in compagnia di Mahler, ma che diventa domenica nella solarità dell’Adriatico e di una Puglia sterminata, bella per i luoghi dell’anima come Ostuni, Porto Badisco, Bari, e poi la Basilicata di Aliano, di Scotellaro e di Carlo Levi. La vita è una domenica trascorsa in compagnia di amici, Campione, Sandro Chia, Menolascina, Avenali. La domenica della famiglia e del calendario degli affetti, quello dei natali e delle pasque e dei riti confraternali, vissuti tra madonne e cristi arsi e sannicola benedicenti, con la memoria lieve degli anni in cui si avevano pochi spiccioli ma tutto il tempo necessario per centellinare il sapore della tenerezza."


L'autore

Michele Damiani è nato a Bari dove vive. Inizialmente si occupa di disegno e di scultura. Negli anni Ottanta, dopo aver partecipato alla fondazione del gruppo Situazione 6 Milano, che promuove il muralismo, realizza murales in diversi luoghi.
Cospicuo l'elenco delle mostre personali e collettive, nazionali ed estere. Michele Damiani riserva una attenzione particolare all'illustrazione di libri e racconti di vario genere, donde la sua frequentazione di numerosi poeti, scrittori e intellettuali.



Michele Damiani, “La memoria prestata. Per segni per versi”, pp. 168, con 70 disegni in b/n e 8 tavole a colori, € 20.00, ISBN: 978-88-6194-068-0)

Progedit editore

Via De Cesare 15 - 70122 Bari
Tel. 0805230627 Fax 0805237648
e-mail info@progedit.com website www.progedit.com

giovedì 12 novembre 2009

BURRI E FONTANA e la MATERIA e lo SPAZIO

"MATERIA E SPAZIO"

Per realizzare la più rappresentativa esposizione che sia mai stata dedicata al confronto tra i due titani dell'arte italiana del '900, si sono messe insieme tre Fondazioni: quelle intitolate ai due artisti (la Fondazione Fontana di Milano e la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello) e la Puglisi Cosentino che, con la curatela di Bruno Corà, propone ed organizza la grande mostra che sarà allestita appunto a Palazzo Valle, nel cuore storico di Catania.



Protagonista, dal 15 novembre 2009 al 14 marzo 2010, sarà il confronto tra opere sceltissime dei due interpreti dell'arte contemporanea a livello internazionale, artisti che, ognuno con specifiche invenzioni pittorico-plastiche, hanno segnato i gradi più avanzati della ricerca artistica negli ultimi sessant'anni, imprimendo alle arti visive una svolta di radicale mutamento.

L'evento ha la particolarità di proporre, vis a vis, i capolavori dei due maestri, opere attentamente selezionate per documentare un arco temporale che vede entrambi impegnati con vigore nell'affermazione delle due distinte poetiche: il primato della materia per Burri e la concezione spaziale per Fontana. Ambiti di ricerca che, anche dopo la scomparsa dei due protagonisti, continuano ad essere il terreno di ricerca di tutte le generazioni a loro successive: dagli artisti minimalisti e dell'arte povera sino ai protagonisti dell'arte dell'environment e della scultura en plein air.

A partire dalla condivisa volontà di sottolineare l'essenziale contributo fornito dall'arte dei due grandi maestri, si è proceduto all'individuazione dei nuclei più significativi della loro creazione.

Così, se per Burri la materia è stata di volta in volta 'presentata' nelle elaborazioni dei "Catrami", dei "Sacchi", delle "Plastiche", delle "Combustioni", dei "Ferri", dei "Cellotex", dei "Cretti", fino allo straordinario "Cretto di Gibellina" che trova proprio in Sicilia la sua dimensione a scala paesaggistica, per Fontana l'assidua definizione della spazialità avviene sotto il segno dei suoi "Concetti spaziali", siano essi le sculture del '47 o i "Buchi" e i "Tagli _ Attese" degli anni tra il '49 e il '58, oppure gli "Ambienti", le "Nature", i "Quanta" e i "Teatrini" e altre straordinarie creazioni in metallo o al neon che concludono la sua vicenda artistica.

La mostra (circa 100 le opere scelte da Bruno Corà) sarà allestita negli eleganti saloni di Palazzo Valle, capolavoro del barocco catanese. L'allestimento renderà possibile l'osservazione contestuale delle opere. Una sezione del percorso espositivo sarà dedicata alle grafiche e ai disegni dei due maestri, rendendo così possibile un approfondimento delle fasi preliminari e di studio dell'opera dei due maestri.

Importante anche il volume: oltre a documentare tutti i cicli di lavoro dei due artisti presenti nella mostra, conterrà un saggio del curatore, che porrà in luce sia le relazioni dei due maestri con le avanguardie storiche, sia l'influenza da loro esercitata sulle correnti artistiche successive. Apparati biobibliografici aggiornati delle singole personalità concluderanno la pubblicazione.

"Il nostro obiettivo, afferma Alfio Puglisi Cosentino, Presidente della Fondazione Puglisi Cosentino, è di approfondire la riflessione avviata con la mostra inaugurale di Palazzo Valle, mostra dedicata alle "Costanti del classico nell'arte del XX e XXI secolo", esposizione che ha goduto di un oggettivo, amplissimo consenso di critica e di pubblico. Forti di quella prima, importante esperienza, proponiamo il confronto ravvicinato tra due degli artisti italiani più internazionali del Novecento. Un confronto che sarà accompagnato da un intenso programma di iniziative che la Fondazione Puglisi Cosentino sta definendo per offrire al meglio, a siciliani e turisti, un evento di assoluto spessore"





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BURRI E FONTANA. Materia e Spazio
Dal 15 novembre 2009 al- 14 marzo 2010
Fondazione Puglisi Cosentino - Palazzo Valle, via Vittorio Emanuele 122
Orario: dal martedì alla domenica 10-13.30; 16.00-19.30 il sabato sino alle 21.30; chiuso il lunedì; aperture straordinarie su prenotazione
Biglietti interi:8 euro, ridotti: 5 euro, scolaresche: 2,50 euro.

Mostra a cura di Bruno Corà, promossa dalla Fondazione Puglisi Cosentino in collaborazione con la Fondazione Fontana (Milano) e la Fondazione Burri (Città di Castello) e con il contributo di Presidenza della Regione Siciliana, Assessorato Regionale BB. CC. AA e PI, Assessorato Regionale al Turismo, Sensi Contemporanei. Main Sponsor: Finsole Spa.Media Sponsor: Corriere della Sera. Catalogo edito da Silvana Editoriale a cura di Bruno Corà, Chiara Sarteanesi e Valeria Ernesti.

Per informazioni e prenotazioni:
Fondazione Puglisi Cosentino tel. + 39 095 7152228, + 39 095 7152118
info@fondazionepuglisicosentino.it
www.fondazionepuglisicosentino.it


fonte : exibart

domenica 8 novembre 2009

L' “Habitat” di MARCO GRIMALDI

“Habitat” , è questo il titolo della mostra personale dell’artista Marco Grimaldi che sarà inaugurata oggi presso la sala espositiva comunale “Virgilio Carbonari” di Seriate.

La presentazione della mostra è prevista alle ore 10,30 nella Biblioteca Civica Giacinto Gambirasio con la presenza di Mauro Zanchi.

In esposizione una decina di olii e circa 150 disegni per illustrare il percorso degli ultimi anni dell’artista.

Marco Grimaldi, nato ad Udine nel 1967, figlio dello scultore Gianni Grimaldi, è praticamente cresciuto a Seriate dove tuttora vive e lavora.

Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico di Bergamo e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Brera, sezione pittura, ha iniziato il proprio percorso artistico e contemporaneamente l’insegnamento.

mARCO gRIMALDI

Diverse sono ormai le mostre personali e collettive che dall’inizio degli anni ’90 Grimaldi ha realizzato in diverse località come Bergamo, Brescia, Halle, Milano, Pontedera, Roma, Rimini, Viterbo etc.

La persomale che è stata allestita al Palazzo Municipale permette di leggere la personalità ormai chiara e definita dell’artista ed in particolare i risultati della ricerca ultima di Grimaldi.

Quelle esposte sono opere che, come suggerisce il titolo della mostra, cercano di costruire, attraverso una pittura velata ed elegante, uno “spazio mentale” intimo da cui emergono, sommesse immagini vibranti e al contempo rigorose nel loro ritmo. Immagini che sembrano definirsi soltanto a condizione di costruire uno spazio di “silenzio, di ascolto interiore.

La mostra, realizzata a cura dell’ASAV (Associazione Seriatese Arti Visive) in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Città di Seriate, è accompagnata da catalogo, disponibile gratuitamente in mostra, con contributo critico di Mauro Zanchi.

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Seriate (BG) - dall'otto al 28 novembre 2009

Marco Grimaldi - Habitat

PALAZZO COMUNALE - Piazza Angiolo Alebardi 1 (24068)
+39 035304111
info@comune.seriate.bg.it
www.comune.seriate.bg.it

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LIBERAMENTE TRATTO DA : http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=81705

giovedì 5 novembre 2009

ANNA SCIACOVELLI racconta LEONARDO BASILE

La nota scrittrice e giornalista Anna Sciacovelli legge e interpreta il percorso artistico dell'astratto/informale pittore barese Leonardo Basile.


"La grande comunicativa del "linguaggio" rispecchia in tutto il suo essere il pittore barese Leonardo Basile che, spesso, segue la propria innata creatività correndo a briglie sciolte contemporanei "sentieri", lasciando emergere un nuovo modo di dipingere nel quale, ritengo, possa rispecchiarsi il suo animo di fanciullo sempre contento di tracciare linee concentricheall'infinito, manifestando, senza costrizioni o imposizioni di altri, il proprio pensiero più recondito.

Molto interessante, senza dubbio, il modo in cui il Basile riporta sulle tele una realtà in altro tempo osservata, rimasticata e successivamente estrinsecata secondo una sua ottica moderna.

LA SCRITTRICE ANNA SCIACOVELLI

La sua è una ricerca che, partendo dalla cosiddetta pittura tradizionale, si appalesa e diventa variazione continua di contenuti, di processi e di forme.

Peraltro, giocando con i colori, l'artista ci fa leggere, a chiare lettere, lo stesso suo percorso pittorico che segue l'analisi profonda del dinamismo cosmico proiettato in uno spazio architettonico colmo di trasparenze e di movimenti spettrali ma reali.

La sua tavolozza investe il fruitore, con la ritmica distribuzione di forme e colori, una vera ed accattivante sovrapposizione razionale-irrazionale di rettangoli, piccoli o grandi- quasi luminoso caos ancestrale- sì che, leggendo ogni nuova tela, debba farci conoscere la sua stessa e sicura ispirazione alle origini del mondo.

Un mondo, questo, non piatto ed uniforme, ma vibrante come un'anima in piena effervescenza cromatica.

L'artista sembra giocare con la tavolozza adoperando alcune volte toni accentuati, palpabili, addirittura sensuali talaltre smorzati, quasi impalpabili.

Altresì egli fascia superfici, irradiazioni conturbanti, radiosorgenti cosmiche, nebulose e gruppi stellari di colori caldi che fuoriescono a volo radente dalle tele facendo riflettere il fruitore sulle interazioni della vita con lo stesso micro- macrocosmo.

Convinta, per il mio stesso mestiere, che per ogni'atto creativo e per ogni giudizio su di esso occorre accertare e stabilire se sia stato compiuto o meno un certo processo tecnico e mentale dirò subito che, in Basile, si avverte la sempre vigile preoccupazione di intendere, giudicare, trascegliere, modificare ed ampliare le stesse primigenie forme della sua pittura.

Dimostrando di come l'arte non possa perdere i suoi caratteri fondamentali, nonostante le imposizioni dell'ambiente esterno, in quanto il senso dell'infinito artistico è innato in ogni coscienza, in Leonardo Basile la fantasia continua sempre a manifestarsi anche quando le pressioni esterne cercano di soffocare ogni movimento d'arte.

Il superamento dell'atmosfera fisica avviene a gradi ed in lui c'è sempre un ritorno alla scomposizione-composizione, quasi un ritorno ad elementi simbolici attraverso un geometrismo coerente ma discontinuo, per certi aspetti quasi modulare, nel quale le varie parti che formano un quadro si armonizzano con raffinato gusto e con coesistenti espressioni di colori diversi.

In quasi tutte le opere gioca molto il trasporto cromatico, l'intensità dei raggi corpuscolari fatti per abbagliare , incantare, meravigliare, conquistare il fruitore che viene trasportato, quasi d'incanto, nel bel mezzo dell'universo dove palpitano all'unisono forze gravitazionali del creato .

Nella pittura di questo valido artista e dinamico operatore culturale pugliese al di là di ogni tecnica, c'è il talento che emerge, e lo si ravvisa nella sua accurata e quanto mai arguta analisi della stessa condizione umana.

Non un fatto letterario, per intenderci, il suo, ma sintesi di costume che non trova spazio negli intrighi e nella natura stessa in cui si dibatte l'uomo-artista nella piena convinzione che oltre il reale c'è l'irreale e, con esso, lo stesso profondo mistero dell'uomo stesso nell'universo." Anna Sciacovelli

mercoledì 4 novembre 2009

DE EN-DIX A EN-DOUZE

"A partir de En dix à En douze. Percorsi di riflessione su segno, colore e scrittura"

Mercoledì 4 novembre, alle ore 19, in occasione della cerimonia conclusiva della mostra d'arte contemporanea "En-Dix Enchante. Percorsi di riflessione", curata dal critico d'arte Antonella Colaninno e allestita dallo scorso 28 ottobre presso il Castello di Bitritto (BA), il critico letterario Lello Spinelli e la giornalista e scrittrice Anna Sciacovelli dialogheranno sulla genesi e sull´essenza della creatività estetica, letteraria ed artistica, in un incontro dal titolo "A partir de En dix à En douze. Percorsi di riflessione su segno, colore e scrittura", nel corso del quale la poetessa barese declamerà alcune liriche tratte dalla sua produzione, mentre il critico tenderà a sottolineare le connessioni e le divergenze tra arte pittorica e letteraria.
L´incontro, organizzato dal Centro Studi Europeo Spinelli con il patrocinio del Comune di Bitritto, vedrà anche l´intervento di Marina Petragallo, Assessore alla Cultura della civica Amministrazione, che trarrà un bilancio conclusivo della mostra che, come ha scritto Spinelli nel catalogo introduttivo di "En-Dix", si legittima in sede critica "senza semplicistiche contrapposizioni con effimere produzioni altre", dato che sottolinea "come sia ancora viva, anche in Puglia, la cosiddetta esperienza figurale ed umana, mai venuta meno nel pur necessario e naturale gioco dialettico tra il vecchio e il nuovo direi meglio il contemporaneo)".

domenica 1 novembre 2009

"ELOGIO DELL’EBBREZZA" e “IL MITO E IL SENSO EROICO”

La poesia di Angelo Lippo e la pittura di Nicola Andreace a Monteiasi, domenica 8 novembre, nell’Ex Casa Comunale

Nell’ambito del progetto “Ottobre piovono libri. I luoghi della lettura" , promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal "Centro per il Libro e la Lettura", domenica 8 novembre 2009 - alle ore 18,30- nell’ex Casa Comunale di Monteiasi, il Prof. Giovanni Iacovelli presenterà l’ultima raccolta di poesie di Angelo Lippo, “ELOGIO DELL’EBBREZZA” e le opere pittoriche del ciclo “IL MITO E IL SENSO EROICO” di Nicola Andreace.
La serata sarà coordinata dal Professor Aldo Galeano, responsabile della Biblioteca popolare “Gruppo Anonimo ‘74” di Monteiasi - Associazione Culturale che ha organizzato l'evento in collaborazione con la Galleria e Centro Studi "Segmenti d'arte" di Massafra.

copertina del libro di Angelo Lippo

La raccolta di poesie di Angelo Lippo,“Elogio dell’ebbrezza”, unisce le poesie scritte dall’autore sul Vino, un tema che ha interessato nell’arco dei secoli tanti illustri poeti, e che continua a suscitare tutt’oggi particolare interesse. Il volume, che si avvale della pregevole prefazione del prof. Luigi Scorrano, continua ad ottenere riscontri critici significativi. Tantissimi gli articoli pubblicati, da quello di Felice Blasi sul “Corriere del Mezzogiorno” , di Antonio Errico su “Il nuovo Quotidiano di Puglia”, di Gaetano D’Elia su “Quotidiano di Bari”, di Liana De Luca su “Pomezia-Notizie”, di Maria Marcone su “Puglia”, di Gerardo Trisolino su “L’immaginazione”, sul sito literary.it a firma di Luciano Nanni, Tommaso Mario Giaracuni, Alberto Altamura, Grazia Stella Elia, Gerardo Pedicini, Laura Pierdicchi, su “Poetry wave-dream” di Antonio Spagnuolo, e tantissimi ancora inediti a firma di Giovanni Chiellino, Enrico Bagnato, Giorgio Poli. Del libro in una lettera così ne scrive Sandro Gros-Pietro, direttore della rivista “Vernice” di Torino: “Mi è piaciuto moltissimo, l’ho trovato di una intelligenza strepitosa”, mentre Luigi Bianco afferma che “Le tue parole mi portano proprio dolcezza: ‘merce’ rara in questi tempi di disarmonie”, e ancora Francesco De Napoli, direttore della rivista “Paideia” di Frosinone: “E’ una poesia sapienziale che invita a godere le piccole gioie d’ogni giorno, quel ‘carpe diem’ che rappresenta la vera salvazione dalla accidia e dai turbamenti che opprimono l’esistenza”.

Enea e Turno, 1985, opera di Nicola Andreace (Tecnica mista su tela, cm.60X80)

Con il ciclo delle opere pittoriche "IL MITO E IL SENSO EROICO", l'artista Nicola Andreace, raffigurando personaggi carismatici di epoche diverse -quali Kennedy, Maria Teresa di Calcutta, Gandhi, Papa Giovanni Paolo II, Lorenzo il Magnifico, Omero, Virgilio e diversi episodi dell’Eneide- interpreta e rappresenta la vicenda umana nel tempo, evocando il sentimento dell'eternità dinamica di una storia e di una cultura che, pur se nate nel passato, sono realtà del presente, emozione della moderna ragione, fascino duraturo di un mito che ha accompagnato la nascita della nostra civiltà con la creatività dell'arte e la forza di valori, che non hanno mai fine, quali la pietà, l’ospitalità, l’amore per la patria, per la famiglia, per la sacralità, il rispetto delle tradizioni, l’orgoglio dell’appartenenza, la lealtà, l’amicizia. Per questo le composizioni in mostra di Andreace, intimamente connesse con il campo semantico della poesia e della parola. risultano essere un omaggio alla letteratura, a quella insensata e meravigliosa pozione magica di dolore ed emozione che è la storia della vita dell’uomo, incentrata sui complessi passi di conquiste, di affermazioni della propria dignità, ma anche di fragilità e debolezze. Andreace predilige raffigurare episodi dell’opera virgiliana, il cui protagonista è Enea, l’eroe che fugge da Troia non per viltà, ma perché gli è imposto una missione superiore: fondare una nuova Città, salvare una famiglia, i resti di un popolo esule, i sacri Penati di Troia. La metafora del viaggio epico attraverso il tempo e la cultura del personaggio, è, per Andreace, un pretesto per organizzare frammenti di vissuto, che ci permettono di riscoprire le nostre pagine di studio, di evocare gli accadimenti contemporanei e lo stato di fatto del mondo di oggi, con le sue guerre, esplosioni e fallimenti, con i tragici esodi, le ospitali accoglienze e gli ostili rifiuti e diffidenze, le astuzie, gli amori e gli abbandoni, le ambizioni, la brama di potere, le lotte politiche. Pur in epoche diverse, quindi, la storia umana, che Andreace racconta con rigore compositivo ed armonica simbiosi di segno dinamicamente sicuro e cromatismo vigoroso o delicato, non cambia!