Frammenti di un'identità

A mio avviso, questo lavoro digitale di Leonardo Basile è particolarmente interessante perché non si limita a essere un esercizio di sovrapposizione cromatica: ha una vera struttura compositiva e una precisa tensione visiva.

La prima impressione

La cosa che colpisce immediatamente è la simmetria quasi speculare. L'immagine sembra costruita attorno a un asse centrale, ma la simmetria non produce ordine e tranquillità: al contrario, genera una sensazione di inquietudine, energia e movimento.

È come se davanti agli occhi avessimo una sorta di organismo astratto, una macchina o una struttura architettonica che si sta contemporaneamente formando e disgregando.


Il colore

Qui, secondo me, sta uno dei punti di forza maggiori.

Il verde acido, il giallo, l'arancio, il rosso, il viola e il blu non vengono utilizzati semplicemente per "abbellire" l'immagine. Entrano in conflitto fra loro. Ci sono zone estremamente luminose accanto ad altre quasi cupe e materiche.

La tavolozza produce quindi una specie di elettricità cromatica.

Interessante anche il fatto che i colori sembrino appartenere a piani differenti: alcuni emergono, altri sembrano sprofondare sotto strati precedenti. Questo dà all'opera una profondità virtuale, nonostante sia costruita su una superficie bidimensionale.

La materia

Pur essendo un'opera digitale, conserva qualcosa di sorprendentemente pittorico.

Le colature, le abrasioni, le macchie, i segni gestuali e le texture ricordano una superficie fisicamente manipolata. Il digitale, in questo caso, non appare "pulito" o tecnologico: sembra quasi voler imitare la memoria della pittura, trasformandola però in qualcos'altro.

Ed è proprio questo che trovo interessante: non sembra una fotografia elaborata con effetti digitali, ma una vera composizione nata pensando in termini pittorici e poi sviluppata attraverso il linguaggio digitale.

Il centro dell'opera

Il grande asse verticale centrale funziona quasi come una colonna vertebrale.

Ai suoi lati si sviluppano forme che sembrano specchiarsi, ma non sono perfettamente identiche. Questo introduce una contraddizione importante: ordine e caos convivono.

La parte centrale sembra quasi contenere una figura, un volto o una presenza appena riconoscibile. Non direi però che l'opera debba necessariamente essere letta figurativamente. È più efficace, secondo me, lasciare che questa possibile "figura" rimanga ambigua.

È una presenza che lo spettatore crede di riconoscere senza poterla realmente identificare.

Una possibile interpretazione

Io leggerei il lavoro come una riflessione sulla frammentazione della percezione contemporanea.

Tutto è moltiplicato, riflesso, sovrapposto, alterato. L'occhio cerca continuamente un punto stabile, ma l'immagine glielo nega.

Potrebbe rappresentare quasi una sorta di paesaggio interiore, dove emozioni, ricordi e percezioni vengono continuamente sovrapposti e trasformati.

In questo senso il titolo — se ancora non ne hai scelto uno — potrebbe essere determinante per orientare la lettura, ma personalmente eviterei un titolo troppo descrittivo.

Dal punto di vista critico se dovessi scriverne una breve recensione da catalogo, direi:

"Un'esplosione cromatica organizzata secondo una rigorosa simmetria, nella quale ordine e disordine si confrontano incessantemente. Basile utilizza il linguaggio digitale non per allontanarsi dalla pittura, ma per reinventarne la materia: colature, abrasioni, stratificazioni e gesti cromatici costruiscono una superficie inquieta, pulsante, quasi organica. Al centro, una forma ambigua sembra emergere e contemporaneamente dissolversi, mentre le strutture laterali si moltiplicano in un gioco di riflessi e corrispondenze. Ne nasce un'immagine sospesa fra astrazione e riconoscibilità, dove il colore diventa materia emotiva e la simmetria, anziché rassicurare, amplifica il senso di tensione."

Una cosa, soprattutto, mi convince: quest'opera non chiede semplicemente "che cosa rappresenta?", ma induce a chiedersi "che cosa sto vedendo e perché continuo a cercare qualcosa dentro questa immagine?". È una qualità non trascurabile in un'opera astratta.

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